<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>rock italiano | Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</title>
	<atom:link href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://pulashock.it</link>
	<description>Recensioni Hi-Fi e Musica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 May 2026 12:37:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://pulashock.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>rock italiano | Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</title>
	<link>https://pulashock.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il Teatro degli Orrori &#8211; Il mondo nuovo</title>
		<link>https://pulashock.it/recensioni/il-teatro-degli-orrori-il-mondo-nuovo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-teatro-degli-orrori-il-mondo-nuovo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 17:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro degli orrori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pulashock.it/?post_type=recensioni&#038;p=3572</guid>

					<description><![CDATA[<p>Devo dire che negli ultimi anni Il Teatro degli orrori sono stati uno dei pochi gruppi (in ambito rock italiano)&#160; che hanno saputo davvero&#160; esaltarmi. Sapete, quando scoprite quel gruppo che per voi sarà il futuro&#8230; E cosi aspettavo il loro terzo disco con impazienza e direi che le aspettative non sono state affatto deluse. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/il-teatro-degli-orrori-il-mondo-nuovo/">Il Teatro degli Orrori – Il mondo nuovo</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Devo dire che negli ultimi anni <strong>Il Teatro degli orrori</strong> sono stati uno dei pochi gruppi (in ambito <strong>rock italiano</strong>)&nbsp; che hanno saputo davvero&nbsp; esaltarmi. Sapete, quando scoprite quel gruppo che per voi sarà il futuro&#8230;</p>



<p>E cosi aspettavo il loro terzo disco con impazienza e direi che le aspettative non sono state affatto deluse.</p>



<p>Con <strong>Il Mondo nuovo</strong> (uscito il 31 gennaio 2012) il <strong>Il Teatro degli orrori</strong>&nbsp; si confermano il gruppo di punta della scena alternative rock italiana, firmando un concept album sull&#8217;immigrazione. Ogni brano, grazie ai meravigliosi testi del singer Capovilla,&nbsp; fotografa situazioni e sprazzi di vita ora drammatici ora intrisi di speranza.</p>



<p>L&#8217;album è un lavoro che richiede numerosi ascolti, per essere assaporato e capito fino in fondo.</p>



<p>Chi cerca potenza ed energia troverà pane per i suoi denti nei primi tre brani: <strong>Rivendico</strong>, degna traccia di apertura, <strong>Io Cerco te</strong> (primo singlolo) e il capolavoro <strong>Non vedo l&#8217;ora</strong> forte di un efficace intro di basso.</p>



<p>La band propone i brani più diretti e in your face all&#8217;inizio del disco per poi addentrarsi in composizioni più elaborate e a tratti coraggiose.</p>



<p>Più elaborate quindi (ma non meno efficaci) come dimostrano&nbsp; <strong>Skopje</strong>, <strong>Gli Stati Uniti d&#8217;Africa</strong> , <strong>Cleveland &#8211; Baghdad</strong> e la riuscitissima <strong>Cuore d&#8217;oceano</strong> dove il cantante&nbsp;<strong>Pierpaolo Capovilla</strong> duetta con quel genio di <strong>Caparezza</strong>.</p>



<p>C&#8217;è spazio anche per la melodia nella stupenda <strong>Dimmi addio</strong> (a mio avviso una delle migliori della carrira del <strong>Teatro</strong>) la drammatica <strong>Ion</strong> e la conclusiva <strong>Vivere e morire a Treviso</strong> dove una dolce melodia viene lentamente storpiata da interventi elettronici (scelta alquanto discutibile a dire il vero).</p>



<p>Non mi stancherò mai dire che il <strong>Il Teatro degli orrori</strong> hanno dato nuova linfa vitale al panorama <strong>rock italiano</strong>, confermandosi, con il loro terzo disco, come il futuro della musica pensante made in Italy.</p>



<h5 class="wp-block-heading">&nbsp;Tracce presenti nel disco <strong>Il Mondo nuovo</strong></h5>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 01. Rivendico<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 02. Io cerco te<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 03. Non vedo l&#8217;ora<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 04. Skopje<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 05. Gli Stati Uniti d&#8217;Africa<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 06. Cleveland &#8211; Baghdad<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 07. Martino<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 08. Cuore d&#8217;oceano<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 09. Ion<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 10. Monica<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 11. Pablo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 12. Nicolaj<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 13. Dimmi addio<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 14. Doris<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 15. Adrian<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 16. Vivere e morire a Treviso</p><p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/il-teatro-degli-orrori-il-mondo-nuovo/">Il Teatro degli Orrori – Il mondo nuovo</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3572</post-id>	</item>
		<item>
		<title>5 dischi rock metal da avere assolutamente</title>
		<link>https://pulashock.it/5-dischi-rock-metal-da-avere-assolutamente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=5-dischi-rock-metal-da-avere-assolutamente</link>
					<comments>https://pulashock.it/5-dischi-rock-metal-da-avere-assolutamente/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 10:42:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Metal]]></category>
		<category><![CDATA[Metallica]]></category>
		<category><![CDATA[Pantera]]></category>
		<category><![CDATA[Rock]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pulashock.it/?p=2183</guid>

					<description><![CDATA[<p>Solo gli anni possono darci la conferma che un&#8217;opera, un film o un disco non teme l&#8217;inesorabile scorrere del tempo. Quanti di voi in passato, ascoltando un album erano convinti di essere davanti un capololavoro? Provate adesso a riascoltare uno dei per il quale andavate pazzi da ragazzini, che effetto vi fa? Samrrimento? delusione? imbarazzo? [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/5-dischi-rock-metal-da-avere-assolutamente/">5 dischi rock metal da avere assolutamente</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Solo gli anni possono darci la conferma che un&#8217;opera, un film o un disco non teme l&#8217;inesorabile scorrere del tempo.</p>



<p>Quanti di voi in passato, ascoltando un album erano convinti di essere davanti un capololavoro? Provate adesso a riascoltare uno dei per il quale andavate pazzi da ragazzini, che effetto vi fa?</p>



<p>Samrrimento? delusione? imbarazzo?</p>



<p>Se altresi la buona musica e le emozioni rimangono intatte, quello che avete davanti non è un semplice album ma un&#8217;opera in grado di passare attraverso anni mode e cambiamenti.</p>



<p>Qualunque sia il vostro genere prediletto date una chance a questi album, una prova che la <a href="https://pulashock.it/i-migliori-album-metal-di-sempre/">buona musica</a> non conosce limiti di alcun tipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aerosmith &#8211; Get a Grip</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71ubMk8cKDL._AC_SL1500_.jpg" alt="Aerosmith - Get a Grip"/></figure>



<p>Rock blues elevato all&#8217;ennesima potenza.</p>



<p>Energia, qualità compositiva e brani anthemici fanno di questo <strong>Get a Grip</strong> uno dei maggiori successi degli <strong>Aerosmith</strong>. </p>



<p>La prima parte del disco è all&#8217;insegna dell&#8217;energia, <strong>Eat the Rich</strong>, <strong>Get a Grip</strong>, <strong>Fever</strong>, <strong>Livin&#8217; on the Edge</strong> non lascia dubbi sulla forma della band.</p>



<p>Nella seconda parte dell&#8217;album trovano spazio spledide ballad come <strong>Cryin&#8217;</strong>, <strong>Crazy</strong>, <strong>Amazing</strong>, un successo!</p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-left amazon-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3pAiha3" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333;color:#fffffa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione CD</a></div>



<div class="wp-block-button is-style-fill"><a class="wp-block-button__link has-white-color has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3Hi2Md5" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione Vinile</a></div>
</div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading">ZZ top &#8211; Eliminator</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81y8etSX%2BHL._AC_SX679_.jpg" alt="ZZ top - Eliminator"/></figure>



<p>Uno dei manifesti rock degli anni 80.</p>



<p>Gli <strong>ZZ Top</strong> passano dal rock blues degli esordi a un Hard Rock più radiofonico ma mai banale.</p>



<p>Gli assoli del chitarrista (Billy F. Gibbons, voce e chitarra)  incisivi e ispirati e la sezione ritmica semplice e diretta (Dusty Hill, basso e voce; Frank Beard, batteria) fanno di questo album un vero must per gli amanti del rock.</p>



<p>I brani più rappresentativi sono sicuramente l&#8217;opener <strong>Gimme All Your Lovin&#8217;</strong>, <strong>Sharp Dressed Man</strong>, <strong>Got Me Under Pressure</strong> e <strong>TV Dinners</strong>.</p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-left amazon-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-color has-background" href="https://amzn.to/32zMXQ3" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333;color:#fffffa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione CD</a></div>



<div class="wp-block-button is-style-fill"><a class="wp-block-button__link has-white-color has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3EBeo9m" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione Vinile</a></div>
</div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading">Metallica &#8211; Black album</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/41jQ5KGj7PL._AC_SX679_.jpg" alt="Copertina Metallica Black Album"/></figure>



<p><strong>Hetfield</strong> e soci decidono di rallentare i ritmi e semplificare la struttura dei pezzi. Il risultato è un album, compatto, potente e dotato di brani memorabili.</p>



<p>Come non esaltarsi davanti al riff cupo e cattivo di <strong>Enter Sandman</strong>,  all&#8217;incedere di <strong>Sad but True</strong>, alla veloce <strong>Holier Than Thou</strong> o con la bellissima <strong>The Unforgiven</strong>.</p>



<p>Da non dimenticare quello che è probabilmente il pezzo più famoso della band, ovvero la ballata <strong>Nothing Else Matters</strong>.</p>



<p>Un disco che ha fatto discutere ma che a distanza di anni non lascia alcun dubbio: un capolavoro della musica Metal/Rock. </p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-left amazon-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3sIL4eO" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333;color:#fffffa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione CD</a></div>



<div class="wp-block-button is-style-fill"><a class="wp-block-button__link has-white-color has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3mG8Zrv" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione Vinile</a></div>
</div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading">Timoria &#8211; Viaggio senza vento</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91NoMmVOCvL._AC_SL1500_.jpg" alt="Timoria Viaggio senza vento"/></figure>



<p>Forse non tutti sanno che <strong>Francesco Renga</strong>, ha fatto parte di uno dei più grandi gruppi rock italiani di sempre: I <strong>Timoria</strong>. </p>



<p>Insieme a <strong>Omar Pedrini</strong> e al resto della band nel 1993, pubblicano questo <strong><a href="https://pulashock.it/recensioni/timoria-viaggio-senza-vento/" title="Timoria – Viaggio senza vento">Viaggio senza vento</a></strong>, concep album  su un viaggio all&#8217;insegna della liberà e della consapevolezza.  L&#8217;hard rock della title track o della bellissima <strong>Piove</strong> si alternano a momenti più melodici e intensi di <strong>Viaggio verso oriente</strong>, <strong>Freedom</strong> e <strong>Sangue impazzito.</strong> Gli amanti del rock italiano devono fare suo questo disco.</p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-left amazon-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3FCAqcY" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333;color:#fffffa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione CD</a></div>



<div class="wp-block-button is-style-fill"><a class="wp-block-button__link has-white-color has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3sC94jE" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione Vinile</a></div>
</div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading">Pantera &#8211; Pantera – Far Beyond Driven</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81f9gWHeH8L._AC_SL1500_.jpg" alt="Copertina Pantera Pantera  Far Beyond Driven"/></figure>



<p>I Pantera hanno dato nuova linfa vitale alla scena metal negli anni 90.</p>



<p>In questo disco la band riesce a concentrare tutta la sua rabbia e il suo stile, sfornando il suo terzo capolavoro. </p>



<p>L&#8217;album esce dopo il bellissimo <strong>Vulgar display of power</strong>, altro disco che ha sconvolto la scena metal degli anni 90.</p>



<p><strong><a href="https://pulashock.it/recensioni/pantera-far-beyond-driven/" title="Pantera – Far Beyond Driven">Far Beyond Driven</a></strong> conferma lo stile inconfondibile della band e ci consegna quello che a mio avviso è il loro disco più rappresentativo.</p>



<p><strong>Strength Beyond Strength</strong> e <strong>I&#8217;m Broken</strong>  sono dei manifesti del genere.</p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-left amazon-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3mCVvMP" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333;color:#fffffa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione CD</a></div>



<div class="wp-block-button is-style-fill"><a class="wp-block-button__link has-white-color has-text-color has-background" href="https://amzn.to/3ewIArl" style="border-radius:2px;background-color:#dd3333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Versione Vinile</a></div>
</div><p>The post <a href="https://pulashock.it/5-dischi-rock-metal-da-avere-assolutamente/">5 dischi rock metal da avere assolutamente</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://pulashock.it/5-dischi-rock-metal-da-avere-assolutamente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2183</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Negrita &#8211; Dannato Vivere</title>
		<link>https://pulashock.it/recensioni/negrita-dannato-vivere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=negrita-dannato-vivere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 19:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Negrita]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pulashock.it/?post_type=recensioni&#038;p=2150</guid>

					<description><![CDATA[<p>Adoro l&#8217;approccio dei Negrita: musica libera, senza confini o inutili etichette. Dannato vivere è rock nella sua essenza, ma si libra libero toccando infinite emozioni generi e umori.Non cercate in questo disco l&#8217;impatto e l&#8217;irruenza del debut Negrita, il gruppo ha abbandonato da tempo il rock/blues sanguigno del tanto amato primo disco. La band ha [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/negrita-dannato-vivere/">Negrita – Dannato Vivere</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Adoro l&#8217;approccio dei <strong>Negrita</strong>: musica libera, senza confini o inutili etichette. <br><strong>Dannato vivere</strong> è rock nella sua essenza, ma si libra libero toccando infinite emozioni generi e umori.<br>Non cercate in questo disco l&#8217;impatto e l&#8217;irruenza del debut <strong><a href="https://pulashock.it/biografie/negrita-biografia/">Negrita</a></strong>, il gruppo ha abbandonato da tempo il <strong>rock/blues</strong>  sanguigno del tanto amato primo disco. La band ha cambiato pelle, la  sua musica si insinua, ci avvolge, sa stendere e lo fa senza urlare.     </p>



<iframe class="iframe" style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&amp;bc1=FFFFFF&amp;IS2=1&amp;bg1=FFFFFF&amp;fc1=000000&amp;lc1=0000FF&amp;t=pulashock-21&amp;language=it_IT&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as4&amp;m=amazon&amp;f=ifr&amp;ref=as_ss_li_til&amp;asins=B005NRN78M&amp;linkId=b86f0679fa437df29c4d8e6f41f172eb" frameborder="0"></iframe>



<p>Ammiro i gruppi che cambiano il proprio sound, cercano, sperimentano e soprattutto rischiano. I <strong>Negrita</strong>  hanno poi il merito di sapersi muovere in qualunque territorio musicale  da loro sperimentato: dal già citato rock blues degli esordi, il più  (passatemi il termine) commerciale <strong>xxx</strong>, o il fortemente latino <strong>L&#8217;uomo sogna di volare</strong>.</p>



<p>Il disco si muove fra le mille sfaccettature della band che ci regala splendide ballad (il primo singolo <strong>Brucerò per te</strong> ), rock diretto in <strong>Fuori controllo</strong> o brani solari e positivi in <strong>Dannato Vivere</strong>, <strong>Un giorno di ordinaria magia</strong> e <strong>Bonjour</strong>.<br><strong>Dannato vivere</strong>  è musica senza confini, intelligente, libera e dannatamente bella! Ha  in se tutta la libertà del rock ed è un esempio di dove può arrivare un  disco fra contaminazioni, bellissimi testi e ottimi musicisti. <br><strong>Negrita</strong>: una splendida realtà nel panorama <strong>rock italiano</strong>.</p>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">Canzoni di Dannato Vivere:</h4>



<p>
“Junkie beat”<br>“Fuori controllo”<br>“Brucerò per te”<br>“Immobili”<br>“Per le vie del borgo”<br>“Il giorno delle verità”<br>“Dannato vivere”<br>“La vita incandescente”<br>“Un giorno di ordinaria Magia”<br>“Bonjour”<br>“La musica leggera è potentissima”<br>“Panico”<br>“Splendido”</p><p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/negrita-dannato-vivere/">Negrita – Dannato Vivere</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2150</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il Teatro degli Orrori &#8211; A Sangue Freddo</title>
		<link>https://pulashock.it/recensioni/teatro-degli-orrori-a-sangue-freddo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=teatro-degli-orrori-a-sangue-freddo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 11:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro degli orrori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/07/06/teatro-degli-orrori-a-sangue-freddo/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un gruppo negli ultimi anni che più degli altri si è guadagnato un posto di tutto rispetto nel panorama Rock Italiano, questi sono sicuramente Il Teatro degli Orrori. Il gruppo è riuscito a ritagliarsi un grosso seguito nella scena alternative italiana, riscuotendo altresi commenti lusinghieri dagli adetti ai lavori. Il Teatro degli Orrori, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/teatro-degli-orrori-a-sangue-freddo/">Il Teatro degli Orrori – A Sangue Freddo</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un gruppo negli ultimi anni che più degli altri si è guadagnato un posto di tutto rispetto nel panorama <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/"><strong>Rock Italiano</strong></a>, questi sono sicuramente <a href="https://pulashock.it/biografie/teatro-degli-orrori-biografia/"><strong>Il Teatro degli Orrori</strong></a>.<br />
Il gruppo è riuscito a ritagliarsi un grosso seguito nella scena alternative italiana, riscuotendo altresi commenti lusinghieri dagli adetti ai lavori.<br />
<a href="https://pulashock.it/biografie/teatro-degli-orrori-biografia/"><strong>Il Teatro degli Orrori</strong></a>, (nati da una costola dei <strong>One Dimensional Man</strong>, gruppo tutt&#8217;ora vivo e vegeto) suona un noise rock dalle molteplici influenze, mischiando sapientemente la rabbia di gruppi come Melvis a parti più intimistiche e  melodiche, di chiara ispirazione cauntatoriale.<br />
Questo <strong>A Sangue freddo</strong> (2009) esce dopo <strong>Dell&#8217;impero delle tenebre</strong> (2007), splendido disco che ha lanciato la band verso la conquista della scena Rock Italiana.<br />
Dopo la sorpresa del precedente lavoro arriva dunque la conferma.</p>
<p>Stupisce il primo brano <strong>Io Ti Aspetto</strong>, che apre l&#8217;album in maniera atmosferica e soffusa.<br />
Se cercate l&#8217;energia è sufficiente però aspettare la seconda traccia <strong>Due</strong>, grandissimo pezzo, duro, dinamico e dal finale velocissimo. Ovviamente è doveroso citare il capolavoro <strong>A Sangue Freddo</strong> (brano dedicato a Ken Saro-Wiwa, poeta nigeriano ucciso nel 1995), entrato di diritto fra i più bei brani del panorama <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/"><strong>Rock Italiano</strong></a>.</p>
<p>Altra bordata rock è <strong>Mai Dire Mai</strong>, splendidamente interpretata da <strong>Pierpaolo Capovilla</strong> un singer di tutto rspetto in grado di fare la differenza, aggiungendo alla solida base della band una sana dose di pazzia. Da applausi la parte finale del pezzo.</p>
<p>Il lato più atmosferico del gruppo viene fuori nella bella <strong>Direzione Diverse</strong>, un elettro-rock intimista e coinvolgente, mentre la poesia emerge nella splendida <strong>Majakovskij</strong> <span class="times17">dove il cantante interpreta in maniera egregia “All&#8217;amato me stesso” del poeta russo Vladimir Majakovskij</span>.</p>
<p>A richiamare le sonorità del primo album troviamo il brano <strong>Alt</strong> (a quanto pare il gruppo ha avuto qualche problema con le forze dell&#8217;ordine..), mentre in brani dal tiro Rock come <strong>La Vita è Breve</strong> (bellissimo il lavoro di chitarra) o <strong>E&#8217; Colpa Mia</strong>,<strong> <a href="https://pulashock.it/biografie/teatro-degli-orrori-biografia/">Il Teatro degli Orrori</a></strong> sceglie un  approccio più accessibile e (passatemi il termine) radiofonico.<br />
Spetta agli oltre 10 minuti di <span class="times17"><strong>Die zeit</strong> chiudere <strong>A Sangue Freddo</strong>, un perfetto connubio fra rabbia e poesia.<br />
</span></p><p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/teatro-degli-orrori-a-sangue-freddo/">Il Teatro degli Orrori – A Sangue Freddo</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1224</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il Teatro degli Orrori &#8211; Biografia</title>
		<link>https://pulashock.it/biografie/teatro-degli-orrori-biografia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=teatro-degli-orrori-biografia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 19:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro degli orrori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/05/14/teatro-degli-orrori-biografia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Teatro degli Orrori sono uno dei gruppi più importanti e originali del rock italiano: un noise rock visionario, capace di fondere la brutalità sonora dei Jesus Lizard con la tradizione cantautorale italiana e la densità poetica di Majakovskij. Quattro album in studio, un immaginario letterario senza pari e una voce — quella di Pierpaolo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/teatro-degli-orrori-biografia/">Il Teatro degli Orrori – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Teatro degli Orrori</strong> sono uno dei gruppi più importanti e originali del <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/">rock italiano</a>: un noise rock visionario, capace di fondere la brutalità sonora dei Jesus Lizard con la tradizione cantautorale italiana e la densità poetica di Majakovskij. Quattro album in studio, un immaginario letterario senza pari e una voce — quella di Pierpaolo Capovilla — tra le più riconoscibili della scena alternative degli anni Duemila.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Storia de Il Teatro degli Orrori</h2>



<p>Nati nell&#8217;aprile del 2005 a <strong>Venezia</strong>, Il Teatro degli Orrori sono un vero e proprio supergruppo: il frontman <strong>Pierpaolo Capovilla</strong> e il bassista-produttore <strong>Giulio Ragno Favero</strong> provengono dagli <strong>One Dimensional Man</strong>, mentre il chitarrista <strong>Gionata Mirai</strong> arriva dai <strong>Super Elastic Bubble Plastic</strong>. Il batterista <strong>Francesco Valente</strong> completa la formazione originale.</p>



<p>Il nome del gruppo — dichiaratamente ispirato al <em>teatro della crudeltà</em> di <strong>Antonin Artaud</strong> — segnala fin dall&#8217;inizio un&#8217;impronta culturale e letteraria che permea ogni aspetto della loro musica: i testi di Capovilla citano Majakovskij, il Vangelo, la storia coloniale, con la stessa urgenza con cui le chitarre costruiscono muri di suono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dell&#8217;Impero delle Tenebre (2007)</h2>



<p>Il 6 aprile 2007 esce per <strong>La Tempesta Dischi</strong> il disco di debutto, <strong><em>Dell&#8217;Impero delle Tenebre</strong></em>. L&#8217;album riflette perfettamente le influenze dichiarate dalla band — <strong>Scratch Acid</strong>, <strong>Jesus Lizard</strong>, <strong>Birthday Party</strong> da un lato, la canzone d&#8217;autore italiana dall&#8217;altro — e impone il gruppo all&#8217;attenzione della critica con un sound crudo, diretto e senza compromessi.</p>



<p>Brani come <strong>Carrarmatorock!</strong> e <strong>L&#8217;Impero delle Tenebre</strong> mostrano il lato più duro e rumorista del gruppo; <strong>La Canzone di Tom</strong> e <strong>Lezioni di Musica</strong> ne rivelano invece la vena riflessiva e intimista. La lingua italiana diventa una vera e propria arma sonora, amplificata dall&#8217;interpretazione stentoria e coinvolgente di Capovilla.</p>



<p>A testimoniare la qualità del debutto, il gruppo partecipa il 20 giugno 2008 all&#8217;<strong>Heineken Jammin&#8217; Festival</strong> al fianco dei <strong>Linea 77</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A Sangue Freddo (2009)</h2>



<p>Il 30 ottobre 2009 esce <strong><em>A Sangue Freddo</strong></em>, il disco della consacrazione. Rispetto al debutto, alcune punte di rumore si smussano a favore di un sound più stratificato e ragionato — senza nulla concedere al commerciale. La critica accoglie l&#8217;album con entusiasmo unanime, confermando <strong>Il Teatro degli Orrori</strong> come una delle band più importanti del <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/">rock italiano</a>.</p>



<p>La title track è dedicata a <strong>Ken Saro-Wiwa</strong>, poeta nigeriano giustiziato nel 1995, e ne porta il peso civile in ogni nota. <strong>Due</strong> richiama prepotentemente le sonorità degli esordi, <strong>Mai dire mai</strong> è veloce e diretta, la ballata elettrica <strong>Direzioni diverse</strong> e la poetica <strong>Majakovskij</strong> aprono invece spazi di intimità inaspettata.</p>



<p>Il 25 marzo 2009, inoltre, la band aveva già contribuito a <strong><em>Il paese è reale</strong></em>, la compilation a supporto della scena alternative italiana ideata dagli <a href="https://pulashock.it/biografie/afterhours-biografia/">Afterhours</a>, con il brano <strong>Refusenik</strong>.</p>



<p>Nel 2010 <strong>Giulio Ragno Favero</strong> si allontana temporaneamente dalla band; al suo posto entrano il polistrumentista <strong>Nicola Manzan</strong> (chitarra, violino, synth) e il bassista <strong>Tommaso Mantelli</strong>. Nel marzo 2011 anche il batterista <strong>Francesco Valente</strong> lascia il gruppo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Mondo Nuovo (2012)</h2>



<p>Nel 2012 esce <strong><em>Il Mondo Nuovo</strong></em>, terzo album in studio: sedici brani per oltre 74 minuti di musica, con testi dal forte messaggio civile, immaginazione poetica e spessore letterario fuori dal comune. L&#8217;urgenza creativa del gruppo è ancora intatta; l&#8217;ambizione del progetto conferma Capovilla come uno degli autori più importanti del rock italiano contemporaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Album Omonimo (2015)</h2>



<p>Nel 2015 esce l&#8217;album omonimo <strong><em>Il Teatro degli Orrori</strong></em>, realizzato con una formazione allargata a sei elementi che include <strong>Kole Laca</strong> alle tastiere e <strong>Marcello Batelli</strong> alla chitarra. Il disco chiude idealmente il cerchio di un percorso artistico straordinario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scioglimento e Lascito</h2>



<p>Dopo il tour del 2015–2016 l&#8217;attività si interrompe. Il <strong>14 giugno 2020</strong> <strong>Pierpaolo Capovilla</strong> annuncia ufficialmente su Facebook che <strong>Il Teatro degli Orrori</strong> aveva cessato di esistere da diversi anni.</p>



<p>L&#8217;eredità artistica del gruppo è tuttavia indiscutibile: la capacità di fondere un muro sonoro devastante con testi di rara profondità poetica li colloca tra i riferimenti assoluti della scena alternative rock italiana degli anni Duemila. Wikipedia riporta anni di attività <strong>2005–2016 e 2025</strong>, lasciando aperta la porta a un possibile ritorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Punti chiave</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il Teatro degli Orrori</strong> sono un supergruppo noise/alternative rock fondato nell&#8217;aprile 2005 a <strong>Venezia</strong> da Pierpaolo Capovilla, Gionata Mirai, Francesco Valente e Giulio Ragno Favero.</li>
<li>Il nome si ispira al <em>teatro della crudeltà</em> di <strong>Antonin Artaud</strong>, a segnalare fin dall&#8217;esordio l&#8217;impronta culturale e letteraria del progetto.</li>
<li>La discografia comprende quattro album in studio (2007–2015) tutti per <strong>La Tempesta Dischi</strong>, con <em>A Sangue Freddo</em> (2009) come disco della consacrazione critica.</li>
<li>I testi di <strong>Capovilla</strong> uniscono riferimenti letterari, impegno civile e un uso stentoreo e potente della lingua italiana.</li>
<li>Dopo lo scioglimento ufficiale dichiarato nel 2020, Wikipedia segnala una possibile ripresa di attività nel <strong>2025</strong>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Domande frequenti</h2>



<p><strong>Da dove vengono Il Teatro degli Orrori?</strong></p>



<p>Il Teatro degli Orrori nascono nell&#8217;aprile <strong>2005 a Venezia</strong>, dall&#8217;incontro tra musicisti con esperienze in band come One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Plastic.</p>



<p><strong>Perché si chiamano Il Teatro degli Orrori?</strong></p>



<p>Il nome è un riferimento esplicito al <em>teatro della crudeltà</em> di <strong>Antonin Artaud</strong>, drammaturgo e teorico teatrale francese, a sottolineare la vocazione culturale e letteraria del progetto fin dalle origini.</p>



<p><strong>Quanti album ha pubblicato Il Teatro degli Orrori?</strong></p>



<p>La band ha pubblicato quattro album in studio: <em>Dell&#8217;Impero delle Tenebre</em> (2007), <em>A Sangue Freddo</em> (2009), <em>Il Mondo Nuovo</em> (2012) e l&#8217;omonimo <em>Il Teatro degli Orrori</em> (2015), tutti per La Tempesta Dischi.</p>



<p><strong>Il Teatro degli Orrori si sono sciolti?</strong></p>



<p>Sì: dopo il tour del 2015–2016 l&#8217;attività si è interrotta, e il 14 giugno 2020 Pierpaolo Capovilla ha confermato ufficialmente lo scioglimento. Wikipedia riporta tuttavia una ripresa di attività nel <strong>2025</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Discografia</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>2007 — <em>Dell&#8217;Impero delle Tenebre</em> (La Tempesta Dischi)</li>
<li>2009 — <em><a href="https://pulashock.it/recensioni/teatro-degli-orrori-a-sangue-freddo/">A Sangue Freddo</a></em> (La Tempesta Dischi)</li>
<li>2012 — <em>Il Mondo Nuovo</em> (La Tempesta Dischi)</li>
<li>2015 — <em>Il Teatro degli Orrori</em> (La Tempesta Dischi)</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Line-up</h2>



<p><strong>Formazione originale (2005–2010)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Pierpaolo Capovilla — voce</li>
<li>Gionata Mirai — chitarra, voce</li>
<li>Giulio Ragno Favero — basso</li>
<li>Francesco Valente — batteria</li>
</ul>



<p><strong>Formazione 2010–2015</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Pierpaolo Capovilla — voce</li>
<li>Gionata Mirai — chitarra, voce</li>
<li>Nicola Manzan — chitarra, violino, synth</li>
<li>Tommaso Mantelli — basso</li>
</ul>



<p><strong>Formazione album 2015</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Pierpaolo Capovilla — voce</li>
<li>Gionata Mirai — chitarra, voce</li>
<li>Kole Laca — tastiere</li>
<li>Marcello Batelli — chitarra</li>
</ul><p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/teatro-degli-orrori-biografia/">Il Teatro degli Orrori – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1305</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lex 180 &#8211; Viva la fuga</title>
		<link>https://pulashock.it/recensioni/lex180-viva-la-fuga/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lex180-viva-la-fuga</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2011 16:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/05/06/lex180-viva-la-fuga/</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Lex 180 sono una giovane band Punk di Senigallia composto da Giuseppe Palumbo (Voce e basso) Carlo Marcosignori (batteria), Filippo Di Capua (voce e chitarra) Nicola Bavosi (chitarra solista). La band propone un punk rock energico e melodico, dove i testi scanzonati e dai forti richiami adolescenziali (interamente in italiano), vengono accompagnati da una [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/lex180-viva-la-fuga/">Lex 180 – Viva la fuga</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Lex 180</strong> sono una giovane band Punk di Senigallia composto da Giuseppe Palumbo (Voce e basso) Carlo Marcosignori (batteria), Filippo Di Capua (voce e chitarra) Nicola Bavosi (chitarra solista).</p>



<p>La band propone un punk rock energico e melodico, dove i testi scanzonati e dai forti richiami adolescenziali (interamente in italiano), vengono accompagnati da una solida base di punk , linee soliste melodiche e lineari e ritornelli anthemici e memorizzabili.</p>



<p>La band sa scrivere brani semplici e dalla forte carica live come <strong>Hey! (Uno Zarro Sconosciuto)</strong>, <strong>Ho Chiuso con Te Senza un parquet</strong>, <strong>Papi e Veline</strong> o <strong>Spettinata</strong>. Il pregio del disco è infatti nell&#8217;essere orecchiabile e subito memorizzabile. Il problema di <strong>Viva la fuga</strong> stà però nel ripetere la solita formula, rischiando di annoiare magari chi non fa del punk melodico il proprio credo. Includere nel sound influenze diverse servirebbe a rendere la proposta più interessante e meno selettiva. C&#8217;è anche da considerare che i testi sono rivolti ad un pubblico giovannissimo e questo (forse) potrebbe essere un limite per la band.</p>



<p>Quello che può sembrare un difetto si rivela però anche un pregio, in <strong>Viva la fuga</strong> i <strong>Lex 180</strong> dimostrano tutto il proprio entusiasmo e&nbsp; l&#8217;energia della loro giovane età, regalandoci una manciata di canzoni solari e melodiche, che hanno il potere di mettertci di buon umore.. e scusate se è poco!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tracce <span class="nascosto">di Lex 180, Viva la Fuga</span></h2>



<p>01. Tu Non Mi Senti<br>02. Hey! (Uno Zarro Sconosciuto)<br>03. Siamo Marci<br>04. Non Baciarmi Adesso<br>05. Spettinata<br>06. Sola<br>07. Papi e Veline<br>08. Ho Chiuso con Te Senza un parquet<br>09. Lontano da Te<br>10. Coraggio<br>11. Qui a Montemarciano (Bonus Track)</p>



<p>Leggi anche <a href="musica/interviste/1591-intervista-al-gruppo-lex180.html">intervista al gruppo Lex 180</a></p><p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/lex180-viva-la-fuga/">Lex 180 – Viva la fuga</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1220</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Vasco Rossi &#8211; Vivere o Niente</title>
		<link>https://pulashock.it/recensioni/vasco-rossi-vivere-o-niente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vasco-rossi-vivere-o-niente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 15:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vasco rossi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/04/21/vasco-rossi-vivere-o-niente/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Torna Vasco Rossi con il suo sedicesimo album Vivere o Niente, uscito il 29 marzo 2011. Quello che si nota immediatamente all&#8217;ascolto del disco è che Vasco Rossi rimane saldamente ancorato alle sonorità che lo hanno reso famoso, muovendosi su territori in bilico fra gli ultimi lavori e i successi del passato. Fin dall&#8217;apripista Vivere [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/vasco-rossi-vivere-o-niente/">Vasco Rossi – Vivere o Niente</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torna <strong>Vasco Rossi </strong>con il suo sedicesimo album <strong>Vivere o Niente</strong>, uscito il 29 marzo 2011.</p>



<p>Quello che si nota immediatamente all&#8217;ascolto del disco è che <strong>Vasco Rossi </strong>rimane saldamente ancorato alle sonorità che lo hanno reso famoso, muovendosi su territori in bilico fra gli ultimi lavori e i successi del passato.</p>



<p>Fin dall&#8217;apripista <strong>Vivere non è facile</strong> si ritrova il caro vecchio <strong>Vasco</strong>, saggio e un pò malinconico, che canta su una ballata elettrica che ci ricorda che vivere non è facile..</p>



<p><strong>Manifesto futurista della nuova umanità</strong>, dal testo incisivo ed ironico, si sposta verso territori più rock e veloci, mentre <strong>Starò meglio di cosi </strong>riporta l&#8217;album su toni più confidenziali e pacati. Diciamo che fin qui il lavoro scorre senza grosse sorprese, cavalcando la scia e lo stile caratteristicho del cantante.</p>



<p>Una sorta di sorpresa però l&#8217;ho avuta ascoltando <strong>Prendi la strada</strong>, dove Vasco ci intrattiene con un testo un pò facilone&nbsp; &#8220;<em>non ti fermare davanti a niente, non ascoltare nemmeno la gente, non ti distrarre perchè, la vita è dura</em>&#8230;&#8221;&nbsp; La musica però, solare e positiva, funziona.</p>



<p>Il disco continua su toni più interpersonali e riflessivi nella bella <strong>Dici che</strong>, che anticipa il noto singolo <strong>Eh&#8230; già</strong>, in giro per le radio già tempo.</p>



<p>Troviamo ancora Rock in <strong>Sei pazza di me</strong> dove il dal riff di chitarra secco ed incisivo (dal forte richiamo AC/DC) introducono al tipico brano rock Vasco/style, mentre la title track alterna melodie malinconiche a parti più elettriche e sostenute.</p>



<p>La prima vera sorpresa del disco viene però da una canzone dal forte richiamo con il passato. <strong>L&#8217;aquilone</strong>, (questo il titolo del brano) che inizia con un intro alla <span class="times17"><span style="color: #000000;"><strong>Tango della gelosia</strong> per poi sfociare&nbsp; in ritornello di uno storico brano di Vasco. Questo pezzo è a mio avviso il punto più alto di <strong>Vivere o Niente</strong>, che prima di salutarci ha ancora in serbo ben quattro brani: la sanguigna <strong>Non sei quella che eri</strong>, la lenta <strong>Stammi vicino</strong>, la bizzarra <strong>Maledetta ragione</strong> e la conclusiva </span></span><span class="times17"><span style="color: #000000;">ghost track</span></span> <span class="times17"><span style="color: #000000;"><strong>Mary Luise</strong>.</span></span></p>



<p><span class="times17"><span style="color: #000000;"><strong>Vivere o niente</strong> è un disco godibile e di tutto rispetto. Personalmente però ritengo che non tutto il lavoro si assesti sugli stessi livelli e che qualche caduta di tono qua e la risulta evidente.. Forse a volte mi aspetto troppo da chi ha cantato brani stupendi e indimenticabili come <strong>Stupendo</strong>, <strong>Sally</strong> o <strong>Gli Angeli</strong>.. </span></span></p>



<p><span class="times17"><span style="color: #000000;">Tutto sommato Vasco riesce ancora a coinvolgere, emozionare e a dare alla gente quello che si aspetta.</span></span></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><span class="times17"><span style="color: #000000;">Tracce </span></span></strong></h4>



<p><span class="times17"><span style="color: #000000;"> 1. Vivere non è facile (T.Ferro, G.Elmi &#8211; V.Rossi)<br>2. Manifesto futurista della nuova umanità (V.Rossi, S.Principini, S.Sello &#8211; V.Rossi)<br>3. Starò meglio di così (T.Ferro &#8211; V.Rossi)<br>4. Prendi la strada (V.Rossi &#8211; V.Rossi)<br>5. Dici che (G.Curreri, S.Grandi, V.Rossi &#8211; G.Curreri, S.Grandi, V.Rossi)<br>6. Eh&#8230; già (V.Rossi, R.Casini, A.Righi &#8211; V.Rossi, R.Casini, A.Righi)<br>7. Sei pazza di me (T.Ferro, G.Elmi &#8211; V.Rossi, G.Novi)<br>8. Vivere o niente (T.Ferro, G.Elmi &#8211; V.Rossi)<br>9. L&#8217;aquilone (V.Rossi &#8211; V.Rossi)<br>10. Non sei quella che eri (T.Ferro &#8211; V.Rossi)<br>11. Stammi vicino (S.Burns, P.D&#8217;Agostino &#8211; V.Rossi)<br>12. Maledetta ragione (V.Rossi &#8211; V.Rossi)<br>13. Mary Luise (V.Rossi &#8211; V.Rossi)&nbsp; ghost track</span></span></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><span class="times17"><span style="color: #000000;">Formazione</span></span></strong></h4>



<p><span class="times17"><span style="color: #000000;"> Stef Burns &#8211; chitarre<br>Tim Pierce &#8211; chitarre<br>Dean Parks &#8211; chitarre<br>Simone Sello &#8211; chitarre, cori, tastiere<br>Massimo Varini &#8211; chitarre<br>Samuele Dessì &#8211; chitarre, programmazione<br>George Lynch &#8211; chitarre<br>Peppino D&#8217;Agostino &#8211; chitarre<br>Tony Franklin &#8211; basso<br>Claudio Golinelli &#8211; basso<br>Cesare Chiodo &#8211; basso<br>Saverio Lanza &#8211; basso<br>Vinnie Colaiuta &#8211; batteria</span></span></p><p>The post <a href="https://pulashock.it/recensioni/vasco-rossi-vivere-o-niente/">Vasco Rossi – Vivere o Niente</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1218</post-id>	</item>
		<item>
		<title>CCCP Fedeli alla linea &#8211; Biografia</title>
		<link>https://pulashock.it/biografie/cccp-fedeli-alla-linea-biografia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cccp-fedeli-alla-linea-biografia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 18:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CCCP]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/04/15/cccp-fedeli-alla-linea-biografia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>I CCCP sono stati uno dei più importanti gruppi del panorama rock italiano. Fautori di una musica dalle forti contaminazioni punk, da testi ideologici, ironici e fortemente politici, il gruppo è ed è stato, uno dei più importanti punti di riferimento della scena alternative italiana. Immagini Storia I CCCP Fedeli alla linea si formano a [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/cccp-fedeli-alla-linea-biografia/">CCCP Fedeli alla linea – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>CCCP</strong> sono stati uno dei più importanti gruppi del panorama <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/"><strong>rock italiano</strong></a>. Fautori di una musica dalle forti contaminazioni punk, da testi ideologici, ironici e fortemente politici, il gruppo è ed è stato, uno dei più importanti punti di riferimento della scena alternative italiana.</p>
<p><strong>Immagini</strong></p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-339" src="http://pulashock.it/wp-content/uploads/2011/04/cccp.jpg" alt="cccp" width="150" height="170" border="0" /> <img decoding="async" class=" size-full wp-image-340" src="http://pulashock.it/wp-content/uploads/2011/04/cccp-copertina.jpg" alt="cccp-copertina" width="150" height="100" border="0" /> <img decoding="async" class=" size-full wp-image-341" src="http://pulashock.it/wp-content/uploads/2011/04/ferretti-cccp.jpg" alt="ferretti-cccp" width="150" height="83" border="0" /></p>
<p><strong><a name="storia"></a>Storia</strong></p>
<p>I <strong>CCCP Fedeli alla linea</strong> si formano a Berlino nel 1982 per mano del cantante <strong>Giovanni Lindo Ferretti</strong> e del chitarrista <strong>Massimo Zamboni</strong>; Al duo si aggiunge<strong> Umberto Negri</strong> al basso. La band, con l&#8217;ausilio di una drum machine, suona in diversi locali in giro per la Germania.</p>
<p>Successivamente alla formazione (trasferitasi in Italia) si aggiungono la soubrette <strong>Annarella Giudici</strong> e il ballerino trasformista <strong>Danilo Fatu</strong>. Questi ultimi due hanno costituito l&#8217;aspetto più scenico e teatrale dei live dei <strong>CCCP</strong>.</p>
<p>Nel 1984 esce il primo ep <strong>Ortodossia</strong> composto da tre brani divenuti storici:<strong> Live in Pankow</strong>, <strong>Spara Jurij</strong> e <strong>Punk islam</strong><em>. </em>Lo stesso anno esce <strong>Ortodossia II</strong> che ripropone le tracce del lavoro precedente con l&#8217;aggiunta del brano <strong>Mi ami?</strong>.</p>
<p>I brani dei due ep vengono poi inseriti nel lavoro<strong> Compagni, cittadini, fratelli, partigiani, </strong>che uscito sempre nel 1984, contiene anche altre quattro tracce inedite.</p>
<p>Nel 1985 i <strong>CCCP</strong> escono con il loro primo album:<strong><span class="mw-redirect"> Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi &#8211; Del conseguimento della maggiore età</span></strong><span class="mw-redirect">. Il disco, il più ruvido e punk della discografia del gruppo, è considerato da molti come un caposaldo del <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/"><strong>rock italiano</strong></a>. </span></p>
<p><span class="mw-redirect">Successivamente il gruppo</span> firma un contratto con la Virgin Dischi abbandonando la Attack Punk Records, che fino ad allora aveva pubblicato tutti i lavori del gruppo. Il bassista <strong>Umberto Negri</strong> lascia la band e viene rimpiazzato dal fonico ( da <strong>Ortodossia</strong> in poi) <strong>Ignazio Orlando</strong>.</p>
<p>Il 1987 esce, dopo il singlo<strong> Oh! Battagliero</strong>, il secondo disco dei <strong>CCCP</strong>: <strong>Socialismo e barbarie</strong>. Il disco gode di una produzione migliore che esalta l&#8217;impatto di brani più tirati come <strong>Per me lo so</strong> e <strong>Tu menti</strong>. Non mancano influenze inusuali nei brani <strong>Hong Kong</strong> o <strong>Inch&#8217;allah ça va</strong>.</p>
<p>Nel 1988 esce il provocatorio ep<strong> Tomorrow (Voulez vous un rendez vous)</strong>, nel quale il gruppo collabora con la cantante/modella<strong> Amanda Lear</strong>.</p>
<p>Nel 1989 i <strong>CCCP</strong> pubblicano il loro terzo album:<strong> Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio &#8211; Sezione Europa</strong>. Il disco segna un evidente ammorbidimento del sound, a favore di forti influenze pop-oriented. Da notare che grazie al brano <strong>Madre </strong>(dedicato alla figura di Maria) il gruppo ottiene una recensione con successiva intervista dal settimanale Famiglia Cristiana.</p>
<p>I fans storici rimangono delusi dalla svolta pop del gruppo, il quale dopo un memorabile concerto assieme a <a href="https://pulashock.it/biografie/litfiba-biografia/"><strong>Litfiba</strong></a> e <strong>Rats</strong> in Unione Sovietica (<span class="mw-redirect">Mosca</span> e Leningrado),ingaggia tre nuovi membri nella propria formazione: Francesco Magnelli, Ringo De Palma e Gianni Maroccolo, rispettivamente tastiere, batteria e basso dei <a href="https://pulashock.it/biografie/litfiba-biografia/"><strong>Litfiba</strong></a>.</p>
<p>Con la nuova formazione nel 1990 il gruppo partorisce il suo ultimo disco:<strong> Epica Etica Etnica Pathos</strong>, di certo un passo avanti rispetto al deludente<strong> Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio &#8211; Sezione Europa</strong>. Nell&#8217; album in questione i pezzi veloci lasciano il posto a brani più lenti, riflessivi e dalla forte vena malinconica. Fra i brani più riusciti vale la pena segnalare <strong>Maciste contro tutti</strong>, <strong>Amandoti </strong>(coverizzata nel 2004 da <strong>Gianna Nannini</strong>), <strong>Depressione caspica</strong> e <strong>Annarella</strong> (coverizzatat dai <strong>La Crus</strong> nel loro disco <strong>Crocevia</strong>).</p>
<p><strong>Epica Etica Etnica Pathos</strong> pone fine alla carriera dei <strong>CCCP</strong> che da li a poco decidono di sciogliersi. é però dalle ceneri dei <strong>CCCP</strong> che nascono i <strong>Csi</strong> altro gruppo fondamentale nel panorama <a href="https://pulashock.it/tag/rock-italiano/"><strong>rock italiano</strong></a>.</p>
<p><strong><a name="discografia"></a>Discografia</strong></p>
<p><strong>Ortodossia</strong>, Attack punk records, vinile rosso 1984 (ep)<br />
<strong>Ortodossia II</strong>, Attack punk records, vinile rosso, poi ristampato da Virgin in vinile nero 1985 (ep)<br />
<strong>Compagni, cittadini, fratelli, partigiani,</strong> Attack punk records, picture disc, poi ristampato da Virgin in vinile nero 1985 (ep)<br />
<strong>Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi &#8211; Del conseguimento della maggiore età</strong>, Attack punk records 1985 (album)<br />
<strong>Oh! Battagliero</strong>, Virgin 1987 (ep)<br />
<strong>Socialismo e barbarie</strong>, Virgin, 1987 (ep)<br />
<strong>Tomorrow (Voulez vous un rendez vous)</strong>, (con Amanda Lear) Virgin, 1988 (ep)<br />
<strong>Canzoni, preghiere, danze del II millennio Sezione Europa</strong>, Virgin, 1989 (album)<br />
<strong>Ragazza Emancipata</strong>, Stampa Alternativa, 1990 (ep allegato ad un libro)<br />
<strong>Epica Etica Etnica Pathos</strong>, Virgin, 1990 (album)<br />
<strong>Ecco i miei gioielli, Virgin</strong>, 1992 (raccolta)<br />
<strong>Enjoy CCCP</strong>, Virgin, 1994 (raccolta)<br />
<strong>Live in Punkow</strong>, Virgin, 1996 (live)</p>
<p><strong><a name="line-up"></a>Line-up</strong></p>
<p>Giovanni Lindo Ferretti: voce e testi<br />
Massimo Zamboni: chitarra<br />
Annarella Giudici: &#8220;benemerita soubrette&#8221; (showgirl), voce, dal 1984<br />
Danilo Fatur: &#8220;artista del popolo&#8221; (voce, showman), dal 1984<br />
Umberto Negri: basso, dal 1982 al 1985<br />
Silvia Bonvicini: voce, dal 1983 al 1985<br />
Zeo Giudici: batteria (1982)<br />
Mirka &#8220;il Capo&#8221;: batteria (1 maggio 1983)<br />
Carlo Chiapparini: chitarra, dal 1985 fino al 1989<br />
Ignazio Orlando: basso, tastiera e batteria, dal 1985 al 1989<br />
Gianni Maroccolo: basso dal 1989<br />
Francesco Magnelli: tastiera dal 1989<br />
Ringo De Palma: batteria dal 1989<br />
Giorgio Canali: chitarra e programmazione Atari 1040 dal 1989</p><p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/cccp-fedeli-alla-linea-biografia/">CCCP Fedeli alla linea – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1304</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Verdena &#8211; Biografia</title>
		<link>https://pulashock.it/biografie/verdena-biografia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=verdena-biografia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 15:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Verdena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/04/11/verdena-biografia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Verdena sono una delle formazioni più significative e longeve dell&#8217;alternative rock italiano: nati nel 1995 ad Albino, in provincia di Bergamo, hanno costruito nel corso di quasi tre decenni un percorso artistico coerente e in continua evoluzione, capace di abbracciare il grunge, la psichedelia, lo stoner rock e la sperimentazione più spinta. Per chi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/verdena-biografia/">Verdena – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Verdena</strong> sono una delle formazioni più significative e longeve dell&#8217;alternative rock italiano: nati nel 1995 ad Albino, in provincia di Bergamo, hanno costruito nel corso di quasi tre decenni un percorso artistico coerente e in continua evoluzione, capace di abbracciare il grunge, la psichedelia, lo stoner rock e la sperimentazione più spinta. Per chi ascolta musica con attenzione — su un impianto hi-fi rivelatore o in cuffia — i Verdena offrono un&#8217;esperienza sonora genuina, fatta di chitarre fuzz corpose, dinamiche brucianti e un&#8217;emozione analogica che ricompensa l&#8217;ascolto attento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Punti chiave</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Fondati nel 1995 ad Albino (Bergamo) dai fratelli Alberto e Luca Ferrari</li>



<li>Sette album in studio sotto Universal Music Group</li>



<li><em>WOW</em> (2011) certificato disco d&#8217;oro FIMI per oltre 30.000 copie vendute</li>



<li>Suono distintivo: Fender Jaguar, amplificatore Orange OD120, pedale Sovtek Green Russian Big Muff</li>



<li>Tra le band alternative rock italiane più longeve e influenti, attive da quasi tre decenni</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Identità artistica</h2>



<p>Il suono dei Verdena è riconoscibile a pochi secondi: chitarre distorte e fuzz, riff potenti sospesi tra l&#8217;oscurità grunge e i vortici della psichedelia anni &#8217;70. Alberto Ferrari ha contribuito a definire questo linguaggio attraverso scelte strumentali precise e consapevoli. La sua <strong>Fender Jaguar</strong> — con il caratteristico tono brillante e la risposta percussiva — trova amplificazione nell&#8217;<strong>Orange Overdrive OD120</strong>, valvolare da 120 watt noto per la saturazione calda e il punch nei basso-medi. L&#8217;elemento timbrico più iconico è l&#8217;<strong>Electro-Harmonix Sovtek <em>Green Russian</em> Big Muff Pi V7C</strong>, pedale fuzz prodotto in Russia nei primi anni &#8217;90 che genera una compressione morbida, un sustain quasi interminabile e quella grana spessa che distingue la distorsione analogica da qualsiasi emulazione digitale.</p>



<p>Per chi dispone di un sistema hi-fi ad alta risoluzione — diffusori efficienti, amplificazione trasparente, un buon controllo del basso — ascoltare i Verdena significa percepire ogni strato della stratificazione sonora: il respiro della batteria di Luca Ferrari, la densità del fuzz, le armoniche che si espandono nello spazio. Le edizioni in vinile dei loro album, con la caratteristica corposità del formato analogico, esaltano ulteriormente questa ricchezza timbrica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini dei Verdena</h2>



<p>I Verdena nascono nel 1995 ad <strong>Albino, Bergamo</strong>, dall&#8217;iniziativa dei fratelli <strong>Alberto Ferrari</strong> (voce, chitarra, piano, tastiere) e <strong>Luca Ferrari</strong> (batteria, percussioni, synth). Il gruppo sceglie inizialmente il nome <em>Verbena</em> — quello di una pianta erbacea perenne — modificando poi la <em>b</em> in <em>d</em> una volta scoperta l&#8217;esistenza di un gruppo statunitense già attivo con lo stesso nome: nasce così l&#8217;identità definitiva <strong>Verdena</strong>.</p>



<p>Nel 1996 si unisce alla formazione la bassista <strong>Roberta Sammarelli</strong>, proveniente dal gruppo punk femminile le <em>Porno Nuns</em>. Dopo i demotape <em>Froll Sound</em> (1996) e <em>Soniche Avventure</em> (1997) con Fridge Records, nel 1998 la band firma un contratto con <strong>Black Out/Universal Music Group</strong>, avviando la fase discografica ufficiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Percorso e momenti chiave</h2>



<p><strong>1999 — L&#8217;esordio e il riconoscimento</strong></p>



<p>Il primo album omonimo <em>Verdena</em> esce per Black Out/Universal e supera le quarantamila copie vendute, risultato straordinario per un esordio nel panorama indie italiano. Il disco ottiene il <em>Premio PIM</em> di Repubblica come miglior gruppo rivelazione del 1999. Nel 2000 viene pubblicata un&#8217;edizione in vinile arricchita dalla traccia <em>Ormogenia</em>, cantata da Roberta Sammarelli.</p>



<p><strong>2001 — La svolta oscura con Agnelli</strong></p>



<p><em>Solo un grande sasso</em> è prodotto da <strong>Manuel Agnelli</strong> degli Afterhours e segna una svolta verso atmosfere più dense e cupe, con lunghe divagazioni strumentali che strizzano l&#8217;occhio alla psichedelia e al krautrock. Anche questo disco riceve un&#8217;edizione in vinile con l&#8217;inedito <em>Il tramonto degli stupidi</em>.</p>



<p><strong>2004 — Il ritorno alle radici</strong></p>



<p><em>Il suicidio dei samurai</em> — anticipato dall&#8217;EP <em>Luna</em> — riporta la band verso strutture più classiche e rock, allontanandosi dalle divagazioni psichedeliche del capitolo precedente.</p>



<p><strong>2007 — Grunge e stoner</strong></p>



<p><em>Requiem</em> è il disco più duro e abrasivo della discografia: fortemente influenzato dallo stoner rock di <strong>Kyuss</strong> e <strong>Queens of the Stone Age</strong>, non rinnega le radici grunge della band ma le contamina con colori psichedelici anni &#8217;70 con un&#8217;efficacia raramente raggiunta nel rock italiano.</p>



<p><strong>2011 — WOW e il disco d&#8217;oro</strong></p>



<p><em>WOW</em> è un doppio album di 27 tracce in cui i Verdena si confrontano con strutture melodiche più pop senza rinunciare alla complessità che li contraddistingue. Il disco raggiunge il <strong>disco d&#8217;oro</strong> in Italia, certificato a fine 2013 per aver superato le 30.000 copie vendute. Una pietra miliare dell&#8217;alternative rock italiano del nuovo millennio.</p>



<p><strong>2012 — Biografia, Flaming Lips e Rai Radio 2</strong></p>



<p>Il 14 marzo 2012 viene presentata la prima biografia ufficiale del gruppo: <em>Un mondo del tutto differente. La storia di Wow e dei Verdena</em>, scritta da <strong>Emiliano Colasanti</strong> e accompagnata da una mostra personale di Luca Ferrari. Nel luglio 2012 la band apre i concerti dei <strong>Flaming Lips</strong> nelle date italiane di Padova e Torino. Nel settembre 2012 i Verdena incidono una cover di <em>Moby Dick</em> trasmessa da <strong>Rai Radio 2</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Discografia selezionata</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>1999</strong> — <em>Verdena</em> (Black Out / Universal)</li>



<li><strong>2001</strong> — <em>Solo un grande sasso</em> (Black Out / Universal)</li>



<li><strong>2004</strong> — <em>Il suicidio dei samurai</em> (Black Out / Universal)</li>



<li><strong>2007</strong> — <em>Requiem</em> (Black Out / Universal)</li>



<li><strong>2011</strong> — <em>WOW</em> (Black Out / Universal) — <em>Disco d&#8217;oro FIMI</em></li>
</ul>



<p>La discografia ufficiale comprende <strong>sette album in studio</strong> pubblicati sotto Universal Music Group.</p>



<p><strong>EP selezionati</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Spaceman EP</em> — 3 inediti + cover dei 13th Floor Elevators</li>



<li><em>Luna EP</em> (2004) — anticipatore di <em>Il suicidio dei samurai</em></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Collaborazioni</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Manuel Agnelli</strong> (Afterhours) — produttore di <em>Solo un grande sasso</em> (2001)</li>



<li><strong>Flaming Lips</strong> — band di apertura nei concerti italiani di luglio 2012 (Padova e Torino)</li>



<li><strong>Rai Radio 2</strong> — cover di <em>Moby Dick</em> registrata nel settembre 2012</li>



<li><strong>Betoschi</strong> (2009) — progetto parallelo fondato da Alberto e Luca Ferrari con altri musicisti, testimonianza della continua esplorazione artistica al di fuori del progetto principale</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Media e pubblicazioni</h2>



<p>La prima e unica biografia ufficiale del gruppo è <em>Un mondo del tutto differente. La storia di Wow e dei Verdena</em> (2012), scritta da <strong>Emiliano Colasanti</strong> e presentata il 14 marzo 2012 insieme a una mostra di opere di Luca Ferrari. Il volume offre una ricostruzione dettagliata del percorso creativo della band, con particolare attenzione all&#8217;elaborazione del doppio album <em>WOW</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Citazioni</h2>



<p><em>«Il nome Verdena deriva da Verbena, il nome di una pianta. Abbiamo cambiato la b in d dopo aver scoperto un gruppo americano con lo stesso nome.»</em></p>



<p>— dalla storia ufficiale della band (verdena.com)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Domande frequenti</h2>



<p><strong>Da dove vengono i Verdena?</strong></p>



<p>Il gruppo nasce nel 1995 ad Albino, in provincia di Bergamo, dall&#8217;iniziativa dei fratelli Alberto e Luca Ferrari.</p>



<p><strong>Perché si chiamano Verdena?</strong></p>



<p>Il nome è una variazione di <em>Verbena</em>, il nome di una pianta erbacea. La modifica della <em>b</em> in <em>d</em> è avvenuta per distinguersi da un gruppo statunitense già attivo con lo stesso nome.</p>



<p><strong>Quanti album hanno pubblicato i Verdena?</strong></p>



<p>La band ha pubblicato sette album in studio sotto Universal Music Group. I più noti sono <em>WOW</em> (2011, disco d&#8217;oro), <em>Requiem</em> (2007) e <em>Solo un grande sasso</em> (2001), prodotto da Manuel Agnelli.</p>



<p><strong>Chi fa parte dei Verdena oggi?</strong></p>



<p>La formazione attuale è composta dai fratelli <strong>Alberto Ferrari</strong> (voce, chitarra, piano, tastiere) e <strong>Luca Ferrari</strong> (batteria, percussioni, synth). Roberta Sammarelli, bassista storica della band, ha lasciato il gruppo nel corso degli anni, accentuando il carattere sperimentale e intimo della loro musica.</p>



<p><strong>Che attrezzatura usa Alberto Ferrari?</strong></p>



<p>Il chitarrista e cantante dei Verdena è noto per l&#8217;uso della <strong>Fender Jaguar</strong>, dell&#8217;amplificatore <strong>Orange Overdrive OD120</strong> e del pedale fuzz <strong>Electro-Harmonix Sovtek &#8216;Green Russian&#8217; Big Muff Pi V7C</strong> — strumenti che definiscono il suono caratteristico della band e che qualsiasi appassionato di tono analogico riconoscerà immediatamente.</p>



<p><strong>Come ascoltare al meglio i Verdena in hi-fi?</strong></p>



<p>Il suono dei Verdena — con le sue chitarre fuzz, le dinamiche brucianti e la stratificazione strumentale — si apprezza pienamente su un impianto che garantisca buona risoluzione alle medie frequenze e controllo del basso. Cuffie planari o elettrostatiche permettono di cogliere ogni dettaglio; un phono stage di qualità abbinato a un buon giradischi farà emergere le edizioni in vinile degli album in tutta la loro corposità analogica.</p><p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/verdena-biografia/">Verdena – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1303</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Afterhours &#8211; Biografia</title>
		<link>https://pulashock.it/biografie/afterhours-biografia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=afterhours-biografia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pulashock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 16:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Afterhours]]></category>
		<category><![CDATA[rock italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://pulashock.it/2011/04/08/afterhours-biografia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli Afterhours sono una delle formazioni più influenti del rock alternativo italiano, capaci di attraversare oltre tre decenni di musica passando dall&#8217;underground anglofono degli esordi alla consacrazione presso il grande pubblico, senza mai rinunciare a un&#8217;identità artistica spigolosa e riconoscibile. Guidati dalla voce e dalla scrittura di Manuel Agnelli, hanno saputo coniugare ruvidezza grunge, aperture [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/afterhours-biografia/">Afterhours – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli <strong>Afterhours</strong> sono una delle formazioni più influenti del rock alternativo italiano, capaci di attraversare oltre tre decenni di musica passando dall&#8217;underground anglofono degli esordi alla consacrazione presso il grande pubblico, senza mai rinunciare a un&#8217;identità artistica spigolosa e riconoscibile. Guidati dalla voce e dalla scrittura di <strong>Manuel Agnelli</strong>, hanno saputo coniugare ruvidezza grunge, aperture melodiche e tensione letteraria, diventando un punto di riferimento per chiunque ascolti rock italiano d&#8217;autore — un repertorio che vive in modo particolare sui supporti analogici, dove la dinamica delle chitarre e la grana della voce di Agnelli trovano la loro dimensione naturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Identità artistica</h2>



<p>Il nome stesso della band è una dichiarazione di poetica: è un omaggio all&#8217;omonimo brano dei <strong>Velvet Underground</strong>, e fin dal principio segnala la filiazione da una certa idea di rock newyorkese, fatta di rumore controllato, narrazione obliqua e attitudine alternativa. Le coordinate sonore degli Afterhours mescolano post-punk, noise, psichedelia e cantautorato d&#8217;impronta italiana, con una scrittura che ha guardato al <em>cut-up</em> di <strong>William Burroughs</strong> e a una lingua aspra, fisica, mai consolatoria. È una musica che premia gli impianti capaci di restituire microdinamica e spazialità: l&#8217;imaging — la capacità del sistema di disporre gli strumenti su un palcoscenico virtuale — è essenziale per godere appieno delle stratificazioni di chitarre e archi che caratterizzano i loro lavori più maturi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Origini</h2>



<p>La band nasce a <strong>Milano</strong> tra il 1985 e il 1986 attorno a Manuel Agnelli, voce e leader carismatico. La formazione iniziale comprende <strong>Paolo Cantù</strong> alla chitarra, <strong>Lorenzo Olgiati</strong> alla chitarra/basso (verificare ruolo nelle fonti) e <strong>Alessandro Polizzari</strong> alla batteria (sostituito poi da Max Donna). L&#8217;esordio discografico arriva nel 1987 con il 45 giri <strong>My Bit Boy</strong> e il successivo mini-LP <strong>All the Good Children Go to Hell</strong>, entrambi per la <strong>Toast Records</strong>: rock grezzo, ancora acerbo, ma già percorso da una tensione che lasciava intuire gli sviluppi successivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Punti chiave: percorso e momenti decisivi</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>1990</strong> — Esce <strong>During Christine&#8217;s Sleep</strong> (Vox Pop), primo album in studio, segnalato come disco del mese dalla rivista americana <em>Alternative Press</em>.</li>
<li><strong>1992-1993</strong> — Pubblicazione del mini <strong>Cocaine Head</strong> e del secondo album <strong>Pop Kills Your Soul</strong>, segnati dall&#8217;ingresso del chitarrista <strong>Xabier Iriondo</strong>.</li>
<li><strong>1995</strong> — <strong>Germi</strong> (Vox Pop) inaugura la fase in italiano: testi estremi influenzati da Burroughs, sonorità tra punk, psichedelia e grunge. <strong>Mina</strong> omaggia la band incidendo <em>Tre volte dentro me</em>, cover di <em>Dentro Marilyn</em>, nell&#8217;album <em>Leggera</em>.</li>
<li><strong>1997</strong> — <strong>Hai paura del buio?</strong> (Mescal), considerato uno dei vertici della loro carriera, contiene brani come <em>Lasciami leccare l&#8217;adrenalina</em>, <em>Dea</em>, <em>Voglio una pelle splendida</em>, <em>Male di miele</em> e <em>Sui giovani d&#8217;oggi ci scatarro su</em>.</li>
<li><strong>1999</strong> — <strong>Non è per sempre</strong> (Mescal) ammorbidisce il sound e regala l&#8217;inno generazionale <em>Non si esce vivi dagli anni &#8217;80</em>.</li>
<li><strong>2001</strong> — Esce il doppio live <strong>Siam tre piccoli porcellin</strong>, diviso tra set elettrico e acustico.</li>
<li><strong>2002</strong> — <strong>Quello che non c&#8217;è</strong> (Mescal) raggiunge il 4° posto nelle classifiche FIMI grazie al singolo <em>Non sono immaginario</em>. Iriondo lascia la band; subentra come turnista <strong>Giorgio Ciccarelli</strong> (Sux!).</li>
<li><strong>2004</strong> — Partecipazione al film <strong>Lavorare con lentezza</strong> di Guido Chiesa, in cui interpretano gli <strong>Area</strong> di Demetrio Stratos eseguendo <em>Gioia e Rivoluzione</em>, presentata al Festival del Cinema di Venezia.</li>
<li><strong>2005</strong> — <strong>Ballate per piccole iene</strong> (Mescal), pubblicato anche in versione internazionale come <strong>Ballads for Little Hyenas</strong>, frutto della collaborazione con <strong>Greg Dulli</strong> (Afghan Whigs, Twilight Singers) e <strong>John Parish</strong>.</li>
<li><strong>2007</strong> — Pubblicazione del doppio DVD <strong>Lasciatevi infettare, non usate precauzioni</strong>.</li>
<li><strong>2008</strong> — Esce <strong>I milanesi ammazzano il sabato</strong> (Universal), il cui titolo cita Scerbanenco; nello stesso anno la raccolta <strong>Cuori e demoni</strong> (EMI). Rodrigo D&#8217;Erasmo subentra a Dario Ciffo al violino.</li>
<li><strong>2009</strong> — Partecipazione al <strong>Festival di Sanremo</strong> con il brano <strong>Il paese è reale</strong>.</li>
<li><strong>2016</strong> — <strong>Folfiri o Folfox</strong> rappresenta l&#8217;ultima opera in studio fino a oggi: un disco maturo, meno immediato ma di forte densità testuale, profondamente legato al vissuto personale di Agnelli.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Discografia selezionata</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>1990 — <strong>During Christine&#8217;s Sleep</strong> (Vox Pop)</li>
<li>1993 — <strong>Pop Kills Your Soul</strong> (Vox Pop)</li>
<li>1995 — <strong>Germi</strong> (Vox Pop)</li>
<li>1997 — <strong>Hai paura del buio?</strong> (Mescal)</li>
<li>1999 — <strong>Non è per sempre</strong> (Mescal)</li>
<li>2001 — <strong>Siam tre piccoli porcellin</strong> (Mescal) — live</li>
<li>2002 — <strong>Quello che non c&#8217;è</strong> (Mescal)</li>
<li>2005 — <strong>Ballate per piccole iene</strong> / <strong>Ballads for Little Hyenas</strong> (Mescal)</li>
<li>2008 — <strong>I milanesi ammazzano il sabato</strong> (Universal)</li>
<li>2008 — <strong>Cuori e demoni</strong> (EMI) — raccolta</li>
<li>2016 — <strong>Folfiri o Folfox</strong></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Collaborazioni e produzioni</h2>



<p>Manuel Agnelli si è affermato come uno dei produttori più richiesti della scena indie italiana, lavorando con <strong>Cristina Donà</strong>, <strong>Cesare Basile</strong>, <strong>Massimo Volume</strong>, <strong>Marco Parente</strong> e <strong>Verdena</strong>. Sul fronte internazionale, il sodalizio con <strong>Greg Dulli</strong> ha attraversato co-produzioni, scrittura e tour americani (compresi i concerti al <strong>South by Southwest</strong> di Austin), mentre <strong>John Parish</strong> ha curato mixaggi cruciali. Il progetto <strong>Songs with other Strangers</strong> ha riunito sei cantautori in un tour collettivo, senza vincoli formali, con riletture di <strong>Leonard Cohen</strong>, <strong>Lou Reed</strong>, <strong>Bob Dylan</strong> e <strong>Michael Gira</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Presenza mediatica</h2>



<p>Oltre alla carriera con la band, Agnelli ha portato la cultura del rock alternativo a un pubblico più ampio attraverso il ruolo di <strong>giudice a X Factor Italia</strong>, contribuendo a sdoganare un linguaggio ruvido in un contesto televisivo generalista, senza addomesticarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Citazioni d&#8217;ascolto</h2>



<p>Per chi vuole avvicinarsi al repertorio degli Afterhours su vinile, <strong>Hai paura del buio?</strong> resta un banco di prova ideale: la dinamica dei brani — dalle accelerazioni di <em>Lasciami leccare l&#8217;adrenalina</em> alla quiete tesa di <em>Voglio una pelle splendida</em> — beneficia di una catena giradischi accurata, con una testina MM ben allineata e uno stadio phono in grado di restituire la grana ruvida delle chitarre senza appiattirla. <strong>Quello che non c&#8217;è</strong> è invece un disco di soundstage profondo, dove l&#8217;imaging di archi e tastiere chiede un sistema capace di gestire lo spazio. <strong>Folfiri o Folfox</strong> è la prova del nove per impianti dettagliati: la verbosità testuale e la densità degli arrangiamenti emergono solo con un&#8217;elettronica a basso jitter (la fluttuazione temporale del segnale digitale) e una buona risoluzione sui transienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Domande frequenti</h2>



<p><strong>Da dove viene il nome Afterhours?</strong></p>



<p>Dall&#8217;omonimo brano dei Velvet Underground, dichiarazione di poetica fin dagli esordi.</p>



<p><strong>Qual è considerato il loro album più rappresentativo?</strong></p>



<p><em>Hai paura del buio?</em> (1997) è generalmente indicato come uno dei vertici, mentre <em>Germi</em> (1995) segna lo spartiacque verso l&#8217;italiano.</p>



<p><strong>Qual è l&#8217;ultimo album in studio?</strong></p>



<p><strong>Folfiri o Folfox</strong>, pubblicato nel 2016.</p>



<p><strong>Chi è la formazione attuale?</strong></p>



<p>Manuel Agnelli (voce, chitarra, tastiera), Giorgio Prette (batteria, dal 1992), Giorgio Ciccarelli (chitarra, tastiera, dal 2002), Roberto Dell&#8217;Era (basso, dal 2005), Rodrigo D&#8217;Erasmo (violino, dal 2008).</p>



<p><strong>Hanno partecipato al Festival di Sanremo?</strong></p>



<p>Sì, nel 2009 con il brano <em>Il paese è reale</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Artisti correlati</h2>



<p>Per chi apprezza gli Afterhours, l&#8217;ascolto si estende naturalmente a <strong>Verdena</strong>, <strong>Massimo Volume</strong>, <strong>Marlene Kuntz</strong> e <strong>Cristina Donà</strong> sul versante italiano; su quello anglosassone ai <strong>Velvet Underground</strong>, agli <strong>Afghan Whigs</strong> e ai <strong>Twilight Singers</strong> di Greg Dulli, fino a <strong>PJ Harvey</strong> (con cui condividono la collaborazione di John Parish) e ai <strong>Sonic Youth</strong>.</p><p>The post <a href="https://pulashock.it/biografie/afterhours-biografia/">Afterhours – Biografia</a> first appeared on <a href="https://pulashock.it">Pulashock – Magazine Audiofilo Italiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1302</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
