Iron Maiden – The Final Frontier


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iron maiden the final

Recensione

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Ho ascoltato il nuovo album degli Iron Maiden con la reale speranza ( come molti fan della band del resto) di trovare in The Final Frontier un capolavoro indimenticabile.

 

Tali speranze sono scaturite dopo aver letto, da una delle più autorevoli e famose riviste musicali italiane, la recensione appunto di The Final Frontier , che osannava il lavoro come uno dei più belli di sempre della band inglese. é bastata una recensione per mettermi di buon umore visto che la musica di Steve Harris e soci mi accompagna fin dall’adolescenza e considero l’uscita degli album del gruppo veri e propri eventi in ambito musicale.

Ma The Final Frontier è davvero uno degli album più belli della carriera degli Iron Maiden? Cominciamo col dire che è lecito aspettarsi grandi prove da chi la storia della musica ( ed in particolare dell’ Heavy metal e del rock duro) ha contribuito a scriverla e a cambiarla in modo indelebile.

Il fatto che non molti anni fa gli Iron Maiden hanno avuto la forza di sfornare un signor lavoro come Dance of Death, che riportò Steve harris e soci ai vertici della scena Heavy metal mondiale, ci fa ben sperare.

Il successivo A Matter of Life and Death pur non mantenendo i livelli del precedente lavoro, si dimostrò un album più che dignitoso seppur con alti e bassi.

The Final Frontier continua sulla strada dei precedenti lavori, unendo cavalcate di puro Heavy metal a forti influenze di un certo rock progressivo che tanto hanno segnato gli ultimi lavori (influenze già peraltro presenti nel passato della band come nel capolavoro Seventh Son of a Seventh Son )

Adesso vediamo l’album nel dettaglio Track by Track

1) SATELLITE 15….THE FINAL FRONTIER (8:40)

La prima traccia dell’album si apre con un intro lunghissimo ( più di quattro minuti!) che anticipa la vera canzone. Il pezzo si rivela un’ottimo esempio di Hard rock, basato su tempi medi e un refrain melodico ed orecchiabile.

2) EL DORADO (6:49)

La scelta di scegliere El Dorado come primo singolo non è delle migliori.. Il pezzo è un mid tempo che si basa su un riff massiccio e linee vocali non molto ispirate a dir la verità e stanca per la sua lunga durata (quasi sette minuti!)

3) MOTHER OF MERCY (5:20)

La qualità del disco si risolleva con questa Mother of Mercy, brano melodico impreziosito da un’ ottima performance di Bruce Dickinson, che però eccede nel ritornello non particolarmente coinvolgente e ripetuto fin troppe volte.

4) COMING HOME (5:52)

Coming Home è un ottimo brano ispiratissimo e melodico dove Bruce Dickinson fa nuovamente la differenza modulando la sua voce fra momenti dolci e atmosferici e un ritornello fiero e potente (la canzone mi ha ricordato nelle parti più melodiche una certa Tears of the dragon ..)

5) THE ALCHEMIST (4:29)

The Alchemist ci ricorda che stiamo ascoltando una band Heavy metal. Infatti il brano è quello che si avvicina più al passato della band con ritmi serrati, ottimi assoli e un Bruce squillante e potente.

6) ISLE OF AVALON (9:06)

Isle of Avalon si apre con intro pacato ed atmosferico ( un pò prolisso però..) per poi sfociare in una cavalcata che trova la sua forza nello splendido lavoro dei tre chitarristi Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers che enfatizzano la parte centrale del brano con gusto e maestria.

7) STARBLIND (7:48)

Ancora un intro introduce la successiva Starblind, ennesima suite che si muove sulle ritmiche articolate di un Nicko McBrain più in forma che mai, alternate ad improvvise accelerazioni. Il pezzo pur discostandosi da un certo passato della band mantiene viva l’attenzione per tutta la sua durata.

8) THE TALISMAN (9:03)

The Talisman è uno dei brani più riusciti di tutto The Final Frontier. Introdotto da un intro che ricorda da vicino The Legacy (dal precedente A Matter of Life and Death) il brano decolla poi in un potente e classico riff che sfocia in uno splendido ritornello.

9) THE MAN WHO WOULD BE KING (8:28)

Il titolo non lascia dubbio sulle intenzioni della band che sforna una traccia epica all’iverosimile.
L’ennesimo intro introduce uno splendido brano che alterna ritmiche serrate, cambi di tempo, un refrain coinvolgente e uno splendido finale acustico.

10) WHEN THE WILD WIND BLOWS (10:59)

Se tutto l’album  avesse la qualità di questo brano non avrei dubbi nel definire The Final Frontier uno dei lavori più belli dell’intera carriera degli Iron Maiden , la canzone è infatti un concentrato del meglio del nuovo corso del gruppo inglese che chiude il disco con un pezzo epico ispirato e maestoso.

Finito di ascoltare per intero The Final Frontier ho comunque la convinzione di avere fra le mani un signor lavoro, che mantiene comunque alta la qualità della musica della Heavy metal band per eccellenza.  Certo che definire questo lavoro come il più riuscito degli Iron Maiden lo trovo davvero affrettato.. Sicuramente se tutti i brani fossero stati della caratura degli ultimi tre vale a dire The Talisman, The man who would be king e When the wild wind blows non avrei esitato ad definire il disco uno dei migliori del gruppo..

Purtroppo cosi non è e alcune tracce stentano a decollare e a convincere fino in fondo. Ma forse il vero problema di un disco degli Iron Maiden è cercare in ogni canzone “il capolavoro” la nuova Fear of the dark o la nuova Hallowed Be Thy Name,   uscendone inevitabilmente delusi..

Questo disco ci riconsegna comunque un gruppo in ottima forma che in un confronto con un passato glorioso ne esce comunque a testa alta.

 

Tracce

01. Satellite 15….The Final Frontier
02. El Dorado
03. Mother Of Mercy
04. Coming Home
05. The Alchemist
06. Isle Of Avalon
07. Starblind
08. The Talisman
09. The Man Who Would Be King
10. When The Wild Wind Blows

 

Formazione

* Bruce Dickinson – voce
* Dave Murray – chitarra
* Adrian Smith – chitarra
* Janick Gers – chitarra
* Steve Harris – basso, tastiere
* Nicko McBrain – batteria, percussioni

 

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recensione album scritta da Simo


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