Iron Maiden – Senjutsu

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Il mondo Heavy Metal ha atteso questo lavoro degli Iron Maiden con trepidante entusiasmo.
Le vecchie gloerie del Metal britannico giungono con questo Senjutsu al loro diciassettesimo album in studio, lavoro prodotto dal fidato Kevin Shirley e cooprodotto dal bassista e da sempre e mente degli Iron Maiden, Steve Harris.

Il disco è stato proceduto dai sue singoli The Writing on the Wall e dal successivo Stratego.

L’attesa di circa 6 anni dal precedente The Book of Soluls non è stata vana, gli Iron Maiden con questo Senjutsu lasciano il segno, sfornando un lavoro, che seppur non privo di difetti, riesce ad emozionare e a raggiungere vette qualitative davvero notevoli.

Dopo numerosi ascolti è evedente che il gruppo Heavy Metal per eccellenza non è sceso a compromessi, si presenta con brani articolati e complessi della durata di oltre i 10 minuti e lo fa con lo stile che ha controddistinto gli ultimi anni della propria carriera, ovvero il precedente The Book of Soluls, il bellissimo Dance of Death o i meno compresi The Final Frontier e A Matter of Life and Death.

C’è spazio anche per brani più diretti e meno complessi, come il già citato singolo Stratego o la classica Days of Future Past, ma la vera anima di Senjutsu risiede in canzoni epiche, elaborate e dalle forti tinte progressive come la stupenda The Writing on the Wall, la cavalcata The Time Machine, l’epica The Parchment e nella conclusiva Hell on Earth, per me vero capolavoro del disco.

Se dalla musica cercate forti emozioni sentitevi lo stacco centralle della citata Hell on Earth: soffuso ed atmosferico per poi espodere possente ed evocatico, uno dei punti più alti dell’album.

Se è vero che la forza di questo Senjutsu è da cercare nei brani più lunghi ed articolati, è negli stessi pezzi che spesso il fattore minutaggio potrebbe scatenare nell’ascoltatore qualche sbadiglio. Sono un forte sostenitore della svolta progressive della band, portata avanti con costanza e caparbietà negli ultimi anni, ma spesso le canzoni si fanno troppo lunghe e sembra che la capacità di sintesi di Harris e soci non sia il suo punto di forza.
Una su tutte The Parchment, ottimo incedere, evocativa e con un finale al cardiopalma, ma il brano poteva essere snellito di qualche minuto.

Pur non raggiungendo la perfezione di album come Powerslave o Piece of Mind in Senjutsu ritroviamo una band in splendida forma: Bruce Dickinson (nonostante alcune critiche che ho letto in giro) canta in maniera magistrale, la sezione ritmica ad opera del batterista Nicko McBrain e il bassista Steve Harris non fanno rimpiangere i lavori del passato e le chitarre dell’ormai consolidato trio ci accompagnano ispirate ed incisive per gli oltre 80 minuti del disco.

Da un gruppo con oltre 40 anni di carriera non possiamo chiedere di più, Senjutsu è un signor album che conferma gli Iron Maiden ai vertici della scena metal mondiale.

Tracce

  1. Senjutsu – 8:20 (Adrian Smith, Steve Harris)
  2. Stratego – 4:59 (Janick Gers, Steve Harris)
  3. The Writing on the Wall – 6:13 (Adrian Smith, Bruce Dickinson)
  4. Lost in a Lost World – 9:31 (Steve Harris)
  5. Days of Future Past – 4:03 (Adrian Smith, Bruce Dickinson)
  6. The Time Machine – 7:09 (Janick Gers, Steve Harris)
  7. Darkest Hour – 7:20 (Adrian Smith, Bruce Dickinson)
  8. Death of The Celts – 10:20 (Steve Harris)
  9. The Parchment – 12:39 (Steve Harris)
  10. Hell on Earth – 11:19 (Steve Harris)