Iron Maiden – Dance of Death


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Recensione

iron maiden dance-of-deathDance of Death è da molti considerato il lavoro più riuscito del periodo seguito alla reunion con il cantante Bruce Dickinson, tornato nella band dopo una tuttavia interessante, parentesi solista.

Brave new world, il lavoro antecedente, era stato il disco del grande ritorno ed aveva apportato alcune  significative modifiche nel sound del gruppo, come le influenze rock progessive.  Influenze che non erano una novità visto che già nell’album Seventh Son of a Seventh Son Steve Harris e soci avevano fatto notare una certa inclinazione verso quel tipo di sonorità, che poi sono esplose con prepotenza negli ultimi lavori vale a dire A Matter of Life and Death e The Final Frontier.

Tornando a Dance of Death gli Iron Maiden fecero tesoro di quello che avevano proposto in Brave New World e lo resero ancora più forte e convincente.

La vena progressiva è dunque sempre presente, ovviamente sapientemente miscelata al caro vecchio Heavy Metal, genere di cui il gruppo è l’indiscusso portabandiera.

Non mancano certo brani più fisici , come Wildest Dreams, brano di apertura dal  refrain melodico e coinvolgente, o la veloce Rainmaker che con la sua semplicità e le sue splendide linee vocali, risulta uno dei brani più belli di questo Dance of Death.

No More Lies, dopo un inizio ispirato e melodico, si lancia in una lunga cavalcata fatta di stacchi repentini e lunghe fughe strumentali. La canzone non tarda a diventare uno dei brani più amati del disco.

Dopo la classica Montségur (dove Bruce Dickinson vola davvero altissimo) si arriva alla title track vera e propria sorpresa del lavoro. Il brano parte lento e melodico per poi decollare lentamente verso una potente cavalcata dalle forti tinte progressive.

Gates of Tomorrow e New Frontier ( primo brano firmato dal batterista Nico McBrain) sono dirette e potenti quanto basta e precedono la lunga Paschendale brano dedito a parti lente ed ipnotiche che esplodono in possenti stacchi epichi ed evocativi.

Face in the Sand colpisce per la parte iniziale, dove una melodia ben orchestrata lascia lo spazio al potente cantato di Dickinson .

Age of Innocence dal taglio decisamente hard rock, anticipa la bellissima Journeyman, un brano acustico davvero intenso e magnificamente interpretato, che chiude in modo dignitoso un disco che è già un classico

A distanza di anni possiamo inserire tranquillamente Dance of Death, fra gli album più belli della discografia degli Iron Maiden.

 

Brani

1. Wildest Dreams (Smith/Harris) – 4:00
2. Rainmaker (Murray/Harris/Dickinson) – 3:48
3. No More Lies (Harris) – 7:22
4. Montségur (Gers/Harris/Dickinson) – 5:50
5. Dance of Death (Gers/Harris) – 8:36
6. Gates of Tomorrow (Gers/Harris/Dickinson) – 5:12
7. New Frontier (McBrain/Smith/Dickinson) – 5:04
8. Paschendale (Smith/Harris) – 8:28
9. Face in the Sand (Smith/Harris/Dickinson) – 6:31
10. Age of Innocence (Murray/Harris) – 6:10
11. Journeyman (Smith/Harris/Dickinson) – 7:07

 

Formazione

* Bruce Dickinson – voce
* Dave Murray – chitarra
* Janick Gers – chitarra
* Adrian Smith – chitarra, cori
* Steve Harris – basso, cori, tastiere
* Nicko McBrain – batteria

Recensione album scritta da Simo


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