King Diamond – The Eye


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Recensione

king diamond the-eyeKing Diamond è uno dei cantanti più apprezzati ed originali dell’intera scena Heavy Metal.

Il cantante deve il suo successo ( oltre che ai talentuosi musicisti che da sempre lo circondano) alle sue immense doti vocali, capaci di spaziare dal Growl al falsetto. Ed è proprio il suo falsetto che ha reso tanto amata/odiata la sua musica, prima con i Mercyful Fate e poi con la sua carriera solista, musica incentrata su un classico Heavy Metal dalle forti tinte Horror.

 

Per chi non avesse mai ascoltato le canzoni di King Diamond il consiglio è proprio di partire da questo The Eye uno dei lavori più apprezzati e riusciti della sua carriera solista. Le trame musicali si fanno meno elaborate ed articolate rispetto ai precedenti lavori (Theme era troppo cervellotico e rimane a parer mio il punto debole della sua discografia) e la storia dell’album si ispira a fatti realmente accaduti nella Francia nel periodo della Santa Inquisizione.

Al noto cantante, per raccontare una storia veramente agghiacciante, gli è bastato infatti ispirarsi ai crimini commessi dalla chiesa negli anni 1450-1670 nell’era appunto dell’inquisizione Francese.

Ad accompagnare King Diamond troviamo il fedelissimo Andy La Roche (chitarra) Pete Blakk (chitarra) e Hel Platino al basso. Sulle note di copertina la batteria risulta essere suonata da Snowy Shaw ma in realtà sembra sia campionata con una Drum Machine.

Ad aprire le danze troviamo il classico The Eye con un grande tappeto di tastiere che accompagna la sempre eclettica prestazione di King Diamond.

Segue la teatrale The Trial dove il buon King alterna diversi toni vocali in un vero e proprio dialogo fra gli inquisitori e la malcapitata presunta strega.

La successiva Burn non tarda a diventare una degli Hit del disco e si muove su cordinate più dure e veloci vicino al power/trhash.

Ovviamente in un disco di King non possono mancare intermezzi atmosferici e orrorifici come l’agghiacciante Two Little Girls, che anticipa la stupenda Into the Convent che richiama da vicino l’omonima canzone dei Mercyful Fate.

Father Picard è uno dei brani che preferisco ed è caratterizzata da potenti riff alternati a linee melodiche ed ispirate, dove gli intrecci vocali raggiungono la perfezione.

La grandezza di The Eye risiede nella qualità complessiva delle composizioni, infatti in tutto il disco non ci sono cadute di tensione e lo dimostrano anche The Meetings, la strumentale Insanity, la melodica 1642 Imprisonment e la conclusiva The Curse che chiude con uno dei pezzi più belli e riusciti del disco.

Chi ama l’Heavy Metal intriso di Horror non può certo ignorare la musica del Re Diamante e può far tranquillamente suo The Eye, uno dei tanti capolavori partoriti dalla mente di King Diamond.

 

Brani

1.     “Eye of the Witch”
2.     “The Trial (Chambre Ardente)”
3.     “Burn”
4.     “Two Little Girls”
5.     “Into the Convent”
6.     “Father Picard”
7.     “Behind These Walls”
8.     “The Meetings”
9.    “Insanity” (Instrumental)
10.  “1642 Imprisonment”
11.  “The Curse”


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