Testament – The Formation of Damnation


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Recensione

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Non è stato facile per i Testament tornare sulle scene dopo i vari problemi ( primo fra tutti lo stato di salute del cantante Chuck Billy) che hanno portato il gruppo sull’orlo dello scioglimento.

Non è stato facile ma la band ha saputo rialzarsi, pubblicando un lavoro degno del proprio nome e del proprio passato.

Chi conosce e segue il gruppo ( capitanato dal cantante Chuck Billy e dal chitarrista Eric Peterson) , sa quanto è stata lunga  l’attesa per l’uscita di The Formation Of Damnation, un lavoro attesissimo e continuamente rimandato.

Nel 2008 finalmente i Testament pubblicano The Formation Of Damnation, il loro nono album di inediti.

Il lavoro segna l’entrata nella band del batterista Paul Bostaph (già con gli Slayer) e soprattutto il ritorno del bassista Greg Christian e del fuoriclasse Alex Skolnick, chitarrista dotato di gran gusto e di doti tecniche fuori dal comune.

Il punto di riferimento della band è sicuramente il precedente The Gathering, (uno dei lavori metal più belli di sempre) che regalò al gruppo un ottimo successo di vendita e di critica, ma non mancano spunti più moderni ed insoliti.

Vediamo adesso il disco track by track:

For the Glory of  è un breve intro strumentale che mette subito in risalto una produzione chiara e potente.

More Than Meets the Eye è il vero brano di apertura ed è caratterizzato da un grande lavoro di batteria, ottimi solo della coppia Peterson/Skolnick e dalle vocals acide e abrasive di Chuck Billy, uno dei Thrash Metal singer migliori di sempre.

The Evil Has Landed inizia con un ottimo riff impreziosito da uno spledido lavoro di batteria, e dalla sempre potente voce di Billy. Infatti riff  potenti e riuscitissime linee vocali fanno di The Evil Has Landed uno dei pezzi più coinvolgenti di questo disco.

The Formation of Damnation è il brano che da il titolo all’album. Questa traccia evidenzia le influenze Death Metal della band, mostrandone il lato più violento. La title track si muove infatti su ritmiche veloci , e il cantato interamente Growl di Chuck Billy.

Dangers of the Faithless presenta alcune novità nel sound della band con voci filtrate e parti più melodiche ed atmosferiche. Il pezzo però non convince e risulta uno dei momenti più deboli di questo The Formation of Damnation.

The Persecuted Won’t Forget torna a picchiare duro con ritmiche serrate, cambi di tempo e parti strumentali che mettono in evidenza la tecnica sopraffina dei Testament.

Henchman Ride si candida ad essere uno dei brani più riusciti di tutto l’album. La canzone è caratterizzata dal lavoro superlativo del batterista Paul Bostaph, che alterna ritmiche indiavolate a sfiurate Thrash, e dalla magnifica prova vocale di Billy.

Killing Season è un mid tempo incalzante e massiccio, condito da ottimi assoli e da vocals efficaci e abrasive. Il brano, pur non facendo gridare al miracolo, risulta piacevole ed energico quanto basta.

Afterlife si muove su cordinate simili al precedente Killing Season: efficacissimi riff e linne vocali dirette e memorizzabili.

F.E.A.R riporta il gruppo a pestare sull’acceleratore con un pezzo creato ad hoc per i live: veloce, diretto e dal ritornello di facile presa.

Leave Me Forever chiude il disco con atmosfere sinistre e la voce di Chuck Billy che alterna momenti più pacati a sfuriate Growl. Brano anomalo che forse stenta a decollare.

A mio parere The Formation of Damnation resta un signor album, che spazza via molte delle produzioni Metal attuali, ma se paragonato al precedente The Gathering l’album rimane una spanna sotto, privo com’è di veri e propri capolavori del calibro di D.N.R.

 

Tracce

 

  1. For the Glory of – 1:12
  2. More Than Meets the Eye – 4:31
  3. The Evil Has Landed – 4:44
  4. The Formation of Damnation – 5:10
  5. Dangers of the Faithless – 5:47
  6. The Persecuted Won’t Forget – 5:49
  7. Henchman Ride – 4:00
  8. Killing Season – 4:52
  9. Afterlife – 4:13
  10. F.E.A.R. – 4:46
  11. Leave Me Forever – 4:28

 

Recensione album scritta da Simo

 


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